Giovanna I d'Angiò, nata nel 1326, fu regina regnante di Napoli, titolare di Sicilia e Gerusalemme e contessa di Provenza e di Forcalquier dal 1343 al 1381, anno della sua deposizione. Data in sposa giovanissima al lontano cugino Andrea d'Ungheria fu una delle prime regine regnanti d'Europa. Visse tra gli intrighi orditi dai suoi famigliari, tra cui il marito Andrea, che non le riconosceva il diritto di governare autonomamente. Nel 1345, Andrea fu ucciso in una congiura istigata, secondo i familiari, da Giovanna stessa. Si risposò col cugino Luigi di Taranto e si spostò ad Avignone, dove fu processata e assolta per omicidio; Luigi nel frattempo obbligò la moglie a cedergli il governo. L'allontanamento dalla vita pubblica durò dal 1352 al 1362, quando la sovrana riprese il suo governo indipendente, dal quale escluse il terzo e quarto marito. Giovanna sostenne le imprese locali, creò nuove industrie, ridusse il crimine e combatté le compagnie di ventura, promuovendo il ritorno del papato a Roma. Dopo i buoni rapporti con i Papi Urbano V e Gregorio XI, Urbano VI le si rivelò ostile; Giovanna quindi riconobbe l'Antipapa Clemente VII, dando inizio allo Scisma d'Occidente. Scomunicata dal papa avversario, fronteggiò l'invasione del nipote Carlo di Durazzo, che Urbano VI aveva incoronato come nuovo re di Napoli. Infine arresasi al nipote (che lei aveva salvato da un attentato quando era bambino), fu deposta e imprigionata per un anno nel castello di Muro Lucano, dove fu fatta assassinare, soffocata, nel 1382 a 56 anni.
Questa regina dalla vita così tormentata, pur essendo contessa di Provenza, probabilmente non visitò mai le nostre terre: eppure nelle valli la figura della Reino Jano è divenuta leggendaria e reca quasi un alone di santità. Giovanna sbarcò a Brégançon nel 1348 e visitò Marsiglia riccamente vestita e ingioiellata: forse da questo episodio derivano alcuni versi popolari diffusi in Valle Stura, che recitano “que caouzo veire elo ‘ncourounado”. Per aumentare la propria popolarità e il consenso unì i comuni di Marsiglia alta e bassa, prima divisi, e concesse diritti e benefici, tra la folla che la acclamava come un’apparizione. Giovanna si spostò quindi ad Avignone per incontrare il Papa e chiedere perdono per la morte del primo marito stringendo un’alleanza per liberare Napoli, in quel momento occupata dagli Ungheresi; in cambio però dovette cedere Avignone al Papa. Rimase in Provenza soli sei mesi, incinta, e quindi non visitò mai le vallate alpine, ma le sue vicissitudini (tra cui la morte di tutti i tre figli prima dei tre anni) colpirono la fantasia dei montanari che non diedero peso alla sua nomea di traditrice o omicida. Nacque così la figura della bella o buona Reino Jano, che passando per le nostre montagne avrebbe dispensato doni, privilegi, miracoli. A Montemale, in frazione Argillosa, si celano i ruderi del cosiddetto Castél d’la Reino Jano, del X secolo. Secondo la leggenda la regina avrebbe incontrato qui i propri amanti durante i soggiorni nel Cuneese; descritta come donna bellissima, tuttavia le si attribuivano piedi animaleschi, specie di gallina; si narra che gli abitanti di Montemale ne avessero scoperto addirittura la natura demoniaca rinvenendo le sue impronte dai piedi rivolti all’indietro.
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