Sul crinale tra le basse valli Grana e Maira si staglia l’imponente fortezza ricostruita intorno al 1930 sui resti di un antichissimo castello menzionato già nel 1281, quando, sprovvisto di difesa, fu facilmente conquistato dai cuneesi, e quindi restituito al marchese di Saluzzo. Nel 1339, quando i guelfi di Savigliano, Fossano e Cuneo attaccarono Montemale, difeso dal ghibellino Tommaso di Saluzzo, il villaggio fu devastato, ma il castello resistette e fu liberato grazie ai ghibellini di Cuneo. Nel 1386 fu assediato da Amedeo VII di Savoia, il conte rosso, che aveva invaso il marchesato di Saluzzo: non riuscendo a espugnare il castello i suoi soldati distruggono 102 case saccheggiando casa canonica e chiesa. Nel 1551, quando l’esercito imperiale guidato dal napoletano Cesare Maggi invase la regione, Giovanni Federico di Saluzzo detto Freilino, signore di Montemale, si rifugiò nel castello ritenuto inespugnabile. Maggi cercò di far arrendere Giovanni promettendogli l’immunità, ma non essendo riuscito nel proprio intento lo arrestò e lo condusse sotto al castello minacciando di ucciderlo se l’assedio non fosse cessato. Per salvare il proprio signore gli assediati abbandonarono quindi il castello. Secondo la leggenda, Giovanni in quell’occasione avrebbe sudato sangue, e questo avrebbe bagnato l’altura detta bric d’le furche, cima delle forche, poiché vi si praticavano le impiccagioni. Un’altra antica storia narra che il castello fosse collegato alla pianura da una galleria così grande da poter essere percorsa in carrozza; tale percorso corrisponderebbe all’attuale sentiero detto “Via dei Dusou” (doge o signore).
Sulla facciata della parrocchiale un’iscrizione del 1588 ricorda che nel 1584 un fulmine colpì la torre facendola crollare; fu riedificata, ma dopo poco un terremoto la distrusse nuovamente. Alla fine del ‘600 il castello, ormai in rovina, fu abbandonato, e nell’Ottocento gli abitanti della zona ne utilizzarono pietre e mattoni per costruire le proprie abitazioni. Il 15 marzo 1933 fu messo all’asta dal tribunale di Cuneo per 7 lire, poiché il conte Manfredo di Saluzzo, ultimo erede, non aveva pagato un credito ipotecario. Si aggiudicò l’asta l’ingegner Alessandro Savio di Dronero, proprietario di aziende elettriche in Liguria, per 8007 lire. Egli ricostruì l’edificio, che fu denominato Castelsavio Roccaforte e adibito ad albergo. Durante la guerra la struttura ospitò ufficiali prigionieri, e alla morte di Savio venne donato alla Curia di Genova. Attualmente è di proprietà privata e non è visitabile.
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